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Cosa unisce i trader retail, gli hedge fund, i CTA e le banche d’affari? Il fatto che ognuno di essi per riuscire a guadagnare sui mercati deve disporre di un vantaggio competitivo… ma gli approcci e i metodi sono poi gli stessi? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ciascuno? In questo articolo andiamo finalmente a fare chiarezza…

Ascolta “Trader retail, hedge fund, CTA e banche d'affari” su Spreaker.


Ciao ragazzi, ciao da Andrea Unger.

Trading!

Ecco, chi si approccia al mondo del Trading spesso lo immagina come un’entità ben definita unica da esplorare e da affrontare nella stessa maniera, qualunque parte venga considerata di essa.

In realtà il mondo del trading è molto molto vario.

In questa varietà all’interno di questo mondo, parlo di trader retail, hedge fund, banche, family office, chi più ne ha più ne metta, ecco a seconda del punto di vista da cui lo si guarda cambia ovviamente l’approccio, le possibilità e le aspettative e tante altre cose.

Quindi credo che sia utile fare una panoramica di quello che può esserci all’interno del mondo del trading.

Piuttosto che farla io, voglio farla fare a chi questo mondo l’ha calcato come protagonista in diverse parti, quindi non si è limitato a quello che faccio io poveraccio, del trading retail, ma è stato anche protagonista in istituzioni finanziarie.

Questa persona è ovviamente il mio socio Francesco Placci, al quale lascio la parola volentieri.

Lui vi illustrerà appunto cosa c’è dall’altra parte, che cosa ci si può trovare.

Ciao ragazzi, ciao da Francesco Placci.

Oggi vi voglio parlare dei diversi approcci al trading, soprattutto sulla base del soggetto che li pone in essere e in particolare cercheremo di capire qual è il miglior campo da gioco per noi retail trader, quindi dove possiamo competere con gli investitori istituzionali e anzi, direi quasi dove abbiamo la capacità, la possibilità, di avere un vantaggio rispetto alla loro operatività.

Come si guadagna con il trading?

Prima di cominciare però, voglio precisare una cosa importante: non esiste, a mio parere, alcun modo per guadagnare con il trading se non avendo un edge.

Che cosa intendo per edge?

Intendo un vantaggio competitivo rispetto al mercato.

Un po’ come il casinò.

Quindi il casinò sappiamo che ha le probabilità a suo favore.

In un certo senso, noi dobbiamo cercare di fare qualche cosa di simile, dobbiamo avere un vantaggio sul mercato.

Troppo spesso però, almeno io la vedo così, si sente parlare dell’aspetto psicologico nel trading, di quanto sia importante questo aspetto psicologico.

Personalmente anch’io faccio meditazione con una certa regolarità, ma lungi da me il pensare che grazie alla meditazione, grazie al corretto approccio psicologico al trading si possa guadagnare.

Non solo, spesso si parla anche di metodi di money management, metodi che potrebbero addirittura farci guadagnare senza avere un reale vantaggio sul mercato.

Questi metodi sono importanti, ci possono consentire di massimizzare i profitti, ma da soli non sono sufficienti per sviluppare un trading profittevole.

Sarebbe come dire che operando casualmente, cioè lanciando i dadi, ma applicando nella maniera corretta il position sizing, sia possibile guadagnare.

Sarebbe bello bastasse una formuletta matematica per diventare tutti ricchi, ma è stato più volte dimostrato, che senza un reale vantaggio, i conti non portano dove si spera.

Non solo, direi anche che il position sizing è estremamente delicato e se non viene applicato nella maniera corretta può addirittura trasformare un sistema vincente in un sistema perdente.

Mi riferisco ad esempio, ad un precedente video di Andrea Unger in cui vi ha mostrato proprio questo.

Quindi riassumendo per poter guadagnare è necessario avere un edge, un vantaggio competitivo sui mercati.

Con quali mezzi possiamo guadagnare con il trading?

Occorre avere un metodo di lavoro, potrei citare, per esempio, il metodo Unger visto che collaboro proprio con lui, ma in realtà va bene qualsiasi metodo misurabile che ci consenta, per esempio, di individuare dei pattern, dei comportamenti ripetitivi che possiamo sfruttare a nostro vantaggio.

Oppure possiamo essere in grado di svolgere delle analisi sui mercati, che siano in grado di darci una giusta visione del mercato per il futuro, qualora operassimo in maniera discrezionale.

Detto quindi che avere un edge è essenziale, altrettanto essenziale è la sua dimensione.

Dobbiamo infatti essere in grado di sfruttarlo come trader.

Se questo edge è troppo piccolo, ovviamente scomparirà a causa dei costi operativi, perché in qualità di trader retail, abbiamo dei costi sicuramente superiori agli investitori istituzionali i quali invece, sono anche in grado di sfruttare edge minimi, per esempio utilizzando tecniche di arbitraggio, oppure hft, quindi trading in alta frequenza.

Purtroppo per noi trader retail questo non è generalmente possibile con i mezzi che abbiamo a disposizione.

In maniera diversa però anche noi trader privati abbiamo un vantaggio rispetto alle grosse istituzioni finanziarie, infatti possiamo fare trading anche su mercati poco liquidi, perché le nostre posizioni non sono di importo rilevante e quindi non muovono il mercato.

Chiaramente un fondo che deve entrare per investire delle grosse masse, non potrà farlo tutto in una volta, perché muoverebbe i prezzi del mercato.

Quindi deve farlo gradualmente.

Quindi una istituzione finanziaria che muove grandi capitali non si prenderà neanche il disturbo di lavorare sui mercati liquidi, perché il possibile rendimento che ne ricaverebbe e la difficoltà necessaria per muovere controvalori ingenti non sarebbero attraenti.

Le diverse tipologie di approccio al trading

Come anticipato, esistono diverse tipologie di approccio al trading e possiamo, in un certo senso, catalogarle sulla base del soggetto che le pone in essere.

Quindi da un lato abbiamo le grosse istituzioni finanziarie, come hedge fund, le banche d’affari, i CTA (Commodity trading advisor), i family office e in generale direi il mondo dei fondi, quindi, i fondi SICAV ed ETF e i trader professionali o prop trader che muovono ingenti capitali propri o affidati da terzi.

Infine arriviamo noi, i trader retail.

Come prima cosa vorrei precisare che non esiste un unico approccio al trading sulla base del soggetto che lo pone in essere.

Ci possono essere magari caratteristiche comuni.

Non tutti gli Hedge Fund fanno trading allo stesso modo, esattamente come non esiste un metodo proprio delle banche d’affari o dei family office.

Tipicamente gli hedge fund sono dei fondi speculativi che utilizzano tecniche di trading piuttosto avanzate, ma non è necessariamente così.

Quali sono queste tecniche?

Per esempio mi riferisco ad un trading algoritmico particolarmente sofisticato, per esempio in grado di sfruttare il flusso di ordini del mercato, oppure mi riferisco ad analisi econometriche particolarmente evolute.

Fanno inoltre trading sulle opzioni, sulla volatilità e mettono in essere arbitraggi.

Per quanto invece riguarda le banche d’affari bisogna distinguere, perché esiste un reparto di trading vero e proprio, ed esiste quella che, in termine tecnico, viene chiamata tesoreria.

Come funzionano le cose?

La tesoreria di una banca si occupa essenzialmente di operazioni di rifinanziamento.

In poche parole gestisce la liquidità della banca per far fronte alla sua attività caratteristica.

Nella tesoreria di una banca non si fa trading come lo intendiamo noi, si lavora principalmente sul mercato monetario e dei titoli di stato e si effettuano anche operazioni sul mercato valutario e sui tassi di interesse, ma con finalità principalmente di copertura.

Esistono poi, nelle grosse banche d’affari, apposite divisioni di trading.

Per quello che è la mia esperienza, in Italia l’attività di trading delle banche si è ridotta tantissimo nel corso degli ultimi anni, ed è ormai diventata quasi residuale.

La maggior parte delle operazioni sono su titoli di stato e viene fatto anche qualcosa sul mercato azionario per investire il capitale proprio.

Le banche hanno qualche segreto per il trading?

A livello di tecniche non hanno nulla di segreto.

Noi anzi, abbiamo addirittura parecchi casi di dipendenti bancari, mandati dalla banca a studiare da noi.

Di solito è un mal di testa a livello burocratico, perché è sempre un casinò a livello di autorizzazione quando si ha a che fare con strutture complesse come una banca.

All’estero invece la situazione è un po’ diversa.

Soprattutto in America, le grosse banche d’affari, hanno sviluppato negli anni sicuramente dei desk specializzati nel trading che hanno un alto livello di sofisticazione.

Esistono quindi dei trader che hanno delle autonomie, tipicamente di importo e per asset class, e sulla base di queste decidono quali operazioni effettuare.

Spesso c’è una specializzazione per settore, quindi ci sono team di persone che analizzano un determinato mercato, energetico, azionario, volatilità e via dicendo, e sulla base degli studi e delle ricerche effettuate, operano come meglio credono, ovviamente nel rispetto delle autonomie che sono state delegate loro.

Quello che voglio dire è che non esiste un metodo unico, ma sulla base del mercato di riferimento, delle analisi effettuate, e delle strategie sviluppate, esistono tanti metodi di trading differenti.

Quindi non esiste “il metodo”, ma tanti approcci diversi.

Con gli ingenti mezzi che hanno a disposizione, e mi riferisco all’alta specializzazione dei trader che ci lavorano, ai mezzi economici e all’infrastruttura altamente tecnologica, come per esempio le costose piattaforme Bloomberg, software proprietari, hanno sicuramente un vantaggio competitivo rispetto a noi trader retail.

Quindi parliamo di dati, velocità, connessioni, capacità di elaborazione, e sotto questo aspetto si tratta di una lotta impari, perché certamente non possiamo pensare, in qualità di trader privati, di competere con istituzioni finanziarie del calibro di JP Morgan di Goldman Sachs o addirittura di Deutsche Bank.

Beh, forse Deutsche Bank sì, visti i pessimi risultati di trading che ha ottenuto negli anni sino a diventare tra l’altro una grana a livello internazionale o granata, se preferite, nel senso che si teme che possa esplodere da un momento all’altro.

Perché come retail trader non posso competere? E quali vantaggi ho?

Ad ogni modo, al di là del fatto che non esiste un metodo unico di trading, i mezzi a disposizione sono completamente diversi, e come trader retail dobbiamo porci degli obiettivi realistici.

Sarei assolutamente ridicolo se vi dicessi che sono in grado di spiegarvi e di insegnarvi il metodo di trading algoritmico di Goldman Sachs.

Primo perché non esiste il metodo di Goldman Sachs, secondo perché, se anche esistesse, non sarebbe certo alla nostra portata per i mezzi di infrastruttura richiesti.

Quale vantaggio abbiamo invece come trader retail?

Beh sicuramente abbiamo una flessibilità d’azione che non è consentita a tutti quegli investitori istituzionali che devono muovere masse importanti.

Noi ci possiamo permettere di entrare ed uscire dal mercato piuttosto velocemente e per un fondo per esempio, questo non è altrettanto semplice e tipicamente le loro operazioni hanno una durata molto maggiore.

In un certo senso possiamo dire che ci possiamo permettere il lusso di scegliere su quale orizzonte temporale operare, che può essere anche di breve periodo se lo vogliamo, mentre per le grosse istituzioni finanziarie questo è molto più complicato.

Non solo, come accennato inizialmente, proprio per via di questa flessibilità d’azione, possiamo permetterci di lavorare anche su mercati poco liquidi, che tra l’altro spesso mostrano delle inefficienze interessanti, senza paura di dover competere con i professional, perché per loro la scarsa liquidità è un ostacolo.

Per esempio potrei sfruttare un bias rialzista sull’orange juice, che produce dei risultati sicuramente interessanti a livello economico, per me che sono un trader retail, ma ovviamente non sarebbero assolutamente appetibili per un fondo.

Qual è la morale della favola?

Noi trader non abbiamo bisogno di pagare fee a organismi terzi, che tutto sommato, a livello di performance, non si discostano troppo dalle nostre, tutt’altro.

Basta vedere le performance dei fondi negli ultimi anni e vi sfido a trovare quelli che hanno battuto sistematicamente i mercati.

Occorre però darsi degli obiettivi di trading realistici e lavorare nel campo di gioco che è più congeniale per noi trader retail.

In conclusione… Andrea

Ecco ragazzi adesso avete visto chiaramente una visione comunque ancora limitata, perché ci sono tante altre cose che si potrebbero vedere, però è importante capire come appunto ci siano delle differenze e queste differenze siano tangibili, che non si può fare d’ogni erba un fascio insomma.

Quindi, in generale, chi non ha voglia di imparare, va benissimo che si rivolga a delle istituzioni ufficiali titolate a farlo per gestire i propri risparmi ci mancherebbe altro.

Pagherà appunto le commissioni tra virgolette di gestione o altre, collegate al servizio che riceve.

Poi non è che chi invece decide di imparare non pagherà più nessuna commissione.

In realtà continuerà a pagare la commissione che è principalmente il tempo che lui dedicherà all’acquisizione delle nozioni necessarie a lavorare in maniera seria e ben definita.

Questo poi è un investimento anche personale diciamo a livello di conoscenza che è sempre valido, però ripeto, non è che decidendo di fare da sé tu non paghi più niente.

Paghi col tuo tempo, la tua dedizione, il tuo sforzo il tuo impegno.

Se questo è considerato affascinante potrebbe diventare un hobby o comunque c’è la passione dietro, va benissimo è quello che ho fatto io e lo può fare chiunque, se ci sono riuscito io lo può fare chiunque.

Chi fosse interessato a capire di più di quella parte del mondo del trading calcato appunto da persone come il sottoscritto che fa trading automatico da vent’anni ormai diciamo così, benissimo, qui sotto c’è un link, vi potete registrare e avere maggiori informazioni, qui è tutto gratuito chiaramente per avere informazioni e comprenderete qualcosa in più.

Chi invece vuole pagare la banca per gestire i propri soldi, va benissimo e risparmia tempo da dedicare ad altre cose che possono piacere maggiormente.

Perché?

Perché deve piacere l’idea di fare trading, non deve essere fatta solo per l’avidità di risparmiare da una parte e fare più soldi, si pensa, dall’altra.

Ragazzi alla prossima.

Ciao da Andrea Unger

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Ciao sono Francesco Placci, trader professionista dal 2005 grazie all'approccio sistematico ai mercati. Le mie competenze spaziano dal trading sui future su indici ai bond, dalle azioni alle commodity, con un focus particolare sulla volatilità e sulle opzioni, che ritengo essere tra gli strumenti più versatili e affascinanti a disposizione di noi trader. Dopo un'esperienza presso primari istituti di credito italiani, in cui ho appreso le basi della finanza istituzionale, ho intrapreso con successo e soddisfazione personale la carriera di trader indipendente. Fondatore di Algoritmica.pro, dal 2019 entro a far parte di Unger Academy come responsabile della ricerca e sviluppo.