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Ciao ragazzi, ciao da Andrea Unger! Oggi parleremo di supporti e resistenze nel trading, cercando di capire se funzionano veramente e se possono essere efficacemente applicati al trading sistematico.

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Nel trading, i supporti e le resistenze sono delle linee tracciate sui grafici per indicare i punti in cui i prezzi dovrebbero trovare un momento di pausa. A tali livelli, i prezzi dovrebbero venire respinti, o comunque fermare il proprio impeto.

Quando si parla di rottura di supporti e resistenze, si fa riferimento a momenti di forza o debolezza dimostrati dai mercati che potrebbero dare l’opportunità di rientrare per cavalcare un trend che vorrebbe mostrare proprio questa forza o debolezza.

Una domanda molto comune è se funzionino davvero. Spesso i trader analisti tecnici e grafici vengono etichettati come matti che tirano righe sui grafici. In molti, infatti, sostengono che questo tipo di analisi sia una convinzione diffusa ma erronea e che queste linee non funzionino.

Vorrei iniziare prendendo in considerazione la questione dei dati. Se prendiamo un titolo azionario che nel corso del tempo ha staccato dividendi, è possibile che il data provider abbia aggiustato i dati relativi ai suoi prezzi per togliere i gap dovuti al dividendo. Secondo alcuni, in tal caso le linee grafiche di supporto non avrebbero senso.

Lo stesso accade per i futures. Poiché i fornitori di dati possono fornire uno storico dati backadjusted, ossia “aggiustato” per rimuovere i gap di prezzo che si generano tra una scadenza e l’altra, si dice che supporti e resistenze perdano di valore. In questo caso, infatti, il numero tondo che dovrebbe fungere da supporto sulle scadenze precedenti (quelle che storicamente avrebbero dovuto dare valore a questo supporto o resistenza) in realtà non esisteva.

Prendiamo ad esempio il petrolio. I prezzi pazzeschi che vediamo per gli anni passati vengono calcolati tramite vari aggiustamenti, quindi non si tratta di prezzi effettivamente battuti in quel periodo. Secondo molti, quei pezzi non hanno quindi alcun valore, per cui se il prezzo arriva lì e io ho una mia bella linea, è come se quella linea non ci fosse, perché in realtà non ha alcun senso.

Come sempre, esistono varie versioni della verità. Neanch’io ho la verità in tasca, chiaramente, però vorrei dirvi che, di fatto, esistono dei livelli che dimostrano una tendenza a frenare i prezzi, e questi livelli, tracciati graficamente, producono proprio questo effetto.

Chi si dedica alla price action per analizzare i mercati parte da grafici mensili e traccia delle linee. Dopodiché, scende su base settimanale e ne traccia delle altre. Poi fa lo stesso su base giornaliera e via dicendo. Dopo aver tracciato linee di diversa importanza calando il time frame, svolge una serie di analisi sul movimento dei prezzi. Infatti, spesso e volentieri, guardando questi grafici è possibile osservare che tali linee producono una reazione.

Le linee sono ovviamente puntuali, nel senso che la linea ha un valore, un punto preciso, e i prezzi non si fermano esattamente a quel valore. Perciò, queste linee si possono usare, ma con le dovute cautele. Per esempio, se si pensa che ad un certo livello di prezzo possa verificarsi un’inversione o una frenata del movimento dei prezzi, non ci si può aspettare che ciò avvenga esattamente al valore puntuale dove è stata tracciata la linea. Tuttavia, l’inversione potrebbe avvenire intorno a quel valore.

La cosa importante è valutare sempre il tutto basandosi sul contesto generale. Posso dirvi che supporti e resistenze funzionano meglio quando l’avvicinamento avviene da una notevole distanza. Per esempio, quando i prezzi scendono di molti punti percentuali in pochissimo tempo è facile che l’arresto avvenga in prossimità di un supporto.

Se, invece, i prezzi rimangono nella zona di supporto per 5, 6 o 10 giorni, è più probabile che vi sia una rottura. È un po’ come se, dopo aver spinto a lungo, essi riuscissero ad attraversare quel livello. Ovviamente, la quantità di tempo perché ciò avvenga non è quantificabile.

Chi volesse usare supporti e resistenze sappia quindi che si ha una maggiore efficacia quando si verifica un avvicinamento da distanza in velocità, diciamo così. Se ci pensiamo è anche ovvio. Se i prezzi hanno già fatto molta strada, è facile che si fermino almeno per un po’, creando per noi un possibile punto di presa di profitto se siamo short oppure un tentativo di ingresso per un rimbalzo se vogliamo entrare long.

Ovviamente si tratta di un discorso generale che va contestualizzato, non di una regola fissa. Non sto dicendo che entrando sui crolli si va sul sicuro, però, se uno volesse usare quel tipo di operatività, in tal caso un supporto disegnato come si deve potrebbe produrre un suo effetto più in caso di crollo che di attesa nella zona.

Personalmente, non sono contrario all’uso di supporti e resistenze. Penso anzi che possano essere di aiuto a chi fa trading con l’ausilio dei grafici, anche se purtroppo ritengo sia più difficile utilizzarli nel trading sistematico, e questo perché, di fatto, è molto difficile programmare un supporto o una resistenza.

I computer necessitano di regole ben precise, quindi per utilizzare supporti e resistenze è necessario programmarli correttamente. Questo comporta l’inserimento di un’immensa quantità di informazioni affinché essi siano in grado di definire ciò che vogliamo che analizzino. Se, ad esempio, facciamo riferimento ad una certa zona, tipo la “zona del 2”, dovremo ovviamente definirla. Quali sono i limiti di questa zona? Va da 2 a 1,723, o da 1,9 a 2,1?

La programmazione diviene più lunga e complessa, soprattutto in termini di numeri di righe di codice e di scenari possibili, e questo è un fattore che tende a scoraggiare l’utilizzo di supporti e resistenze nei trading system, dove ci sono ovviamente altri approcci che pagano di più in termini di tempo di sviluppo. Ovviamente, per quanto riguarda i profitti della strategia, questo dipende dalla bontà della stessa.

Questo è quanto, ragazzi! Se avete delle domande o desiderate che sviluppiamo ulteriormente questo tema, lasciate un commento e sarò lieto di partecipare alla discussione. Chissà, magari riusciremo anche ad imbastire un discorso interessante per i prossimi post e video!

Alla prossima, ciao da Andrea Unger!

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Ciao, sono Andrea Unger, Trader professionista dal 2001 e unico a vincere per ben 4 volte il Campionato del Mondo di Trading con denaro reale. Grazie a questi risultati sono spesso invitato come relatore in convegni in Europa, Stati Uniti e Asia. Sono inoltre autore di diversi libri, tra cui il primo in Italiano sulla Gestione del Rischio nel Trading, tradotto anche in Cinese e Inglese. Metto a disposizione decenni di esperienza, di prove, di vittorie e sconfitte con le quali ho ideato un metodo scientifico, sistematico, replicabile e universale con cui, in soli 4 anni, più di 1.000 trader sono riusciti a rendersi autonomi. Devi sapere infatti che gli studi dimostrano che solo il 25% dei trader guadagna, ma di questi ben il 90% lo fa con il trading sistematico... Come mai allora i formatori insegnano quasi sempre solo il trading discrezionale? Non ti insegno a diventare ricco in poco tempo, ti insegno una professione che, con il duro lavoro, la passione, e sufficienti capitali potrebbe diventare la tua principale fonte di reddito.