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Ciao ragazzi da Andrea Unger! Oggi parliamo del percorso da fare per diventare trader.

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Voglio diventare trader!

Dunque, mi rifaccio ad un messaggio che ho ricevuto da uno dei miei amici in Facebook con cui ero in contatto.

Questa persona anni fa mi scrisse chiedendomi consiglio su cosa fare per diventare trader, mi spiegò la sua situazione e si dimostrò interessato al materiale della Unger Academy.

A suo tempo, gli sconsigliai sia di pensare al trading e gli dissi di evitare assolutamente qualsiasi investimento nel materiale della Unger Academy.

Non sono pazzo né scemo, semplicemente ritenevo che non gli sarebbe stato utile.

Il ragionamento, e lo voglio dire un po’ a beneficio di tutti, è che chi si rivolge ad Andrea Unger o alla Unger Academy per formarsi, soltanto perché pensa che Unger sia bravo, sia in gamba, sia quello che sia… casca male!

Non è assolutamente detto, infatti, che quello che faccio e che spiego io faccia al caso di chiunque.

Non tutti sono fatti per diventare trader sistematici

Qualcuno potrebbe avere aspettative completamente diverse per quello che riguarda il trading, oppure non trovarsi in un approccio meccanico/automatico ai mercati.

Meccanico/automatico è il punto d’arrivo di quello che è il percorso che si può costruire partendo da quello che insegno, semplicemente perché è il punto a cui sono arrivato io, e che quindi consiglio per una serie di motivi che ho elencato tante altre volte.

Se quindi non trovo una persona, non dico motivata, ma comunque consapevole di quello a cui potrebbe andare incontro studiando il materiale che metto a disposizione, in genere sconsiglio di diventare trader.

Sia perché non voglio dargli una fregatura, sia perché non voglio che sia scontento, sia perché non credo che semplicemente ne farebbe buon uso.

Specializzazione vs. diversificazione

Lui è tornato adesso, dopo un paio d’anni, e mi ha aggiornato dicendomi di aver seguito altri interventi, alcuni gratuiti e alcuni forse no, di persone che comunque gli avevo detto che secondo me avevano ottime competenze per quello che spiegavano.

È tornato dicendomi che ora è capace, è in grado di vivere di trading. La cosa ovviamente mi ha fatto molto piacere.

Poi mi ha detto che lavora quasi esclusivamente sul Gold. A questo proposito vorrei aprire un’altra parentesi: conviene focalizzarsi su un solo mercato o puntare alla diversificazione?

La cosa va guardata da due punti di vista diversi.

La specializzazione e la competenza sul mercato sono ovviamente utilissime. Infatti, quando si conoscono vita, morte e miracoli di un certo mercato, ovviamente si è in vantaggio rispetto a chi non lo conosce per niente.

Però è soprattutto utile, a mio avviso, nel trading discrezionale più che nel trading automatico.

La diversificazione per diventare trader automatico

Anche nel trading automatico è utile conoscere a fondo un mercato, perché si sa quale tipo di setup, pattern e filtri siano più efficaci su quel mercato, proprio per l’esperienza acquisita; tuttavia, quell’approccio meccanico/automatico permette una lettura di tanti mercati, anche se non li si conoscono, in maniera abbastanza ben definita.

L’iper-competenza e l’iper-specializzazione non necessariamente portano un vantaggio enorme. Certo, possono costituire un vantaggio, ma non enorme.

Nel trading discrezionale, invece, dove si deve entrare un po’ in simbiosi col mercato che si trada, è ovvio che conoscere bene un mercato aiuta tantissimo.

In Cina ho conosciuto, a fine anno scorso, un ragazzo soprannominato The King of Copper, il re del rame, perché lui pare che faccia trading esclusivamente e con ottimi profitti sul future del rame sul mercato cinese e si limiti a quello.

Ovviamente ha acquisito delle competenze che gli permettono di essere profittevole sul mercato e di accorgersi quando questo eventualmente cambia un po’ le dinamiche.

Quindi specializzazione più per un trader discrezionale che per un trader sistematico a mio avviso, perché del resto la lettura chiara di un mercato è possibile su una cerchia ristretta di mercati.

Non è che adesso un trader discrezionale possa imparare bene come si muovono 15/20 mercati, è ovvio che deve concentrarsi su qualcuno in particolare acquisendone tutte le sfumature, guardando come si muove, leggendo, guardando i grafici storici, analizzandolo e interiorizzandolo.

Da quel punto di vista quindi è da prediligere, secondo me, la specializzazione.

Sul trading automatico invece, per quanto possa essere utile per conoscere meglio qualcosa, una visione d’insieme è comunque possibile, proprio perché si legge con i test fatti sui vari mercati e i numeri già ci danno delle indicazioni utili per costruire il portafoglio di strategie.

Il portafoglio di strategie che nel trading automatico è bene che sia variegato e diversificato, proprio perché essendo un approccio un po’ di mucchio, di massa, è chiaro che quanto più è distribuito tanto minore è il rischio che vada tutto in malora contemporaneamente.

Attenzione alla leva eccessiva

In tutto questo, mi ha però dato anche una brutta notizia. Mi ha parlato dei profitti dell’anno 2017 e dell’anno 2018 in percentuali (ignoro quanto sia il suo conto). Mi ha detto che nel 2019 non stava più guadagnando, ma era più o meno in pari.

Sul momento ho pensato che non fosse niente di ché, perché l’anno era appena iniziato. Poi però mi ha detto: “Mi trovo male da quando mi hanno tolto una leva a 400 e sto meditando di passare dal broker attuale, che è regolamentato secondo le normative Esma, a un broker australiano che dovrebbe ancora permettere quell’uso di leva che adesso qui non è più possibile”.

Questo è preoccupante!

È preoccupante perché (lo dico candidamente rispondendo a lui in questa maniera, visto che non gli ho risposto su Facebook dicendogli che avrei fatto un video e gli avrei riposto qui) se i profitti sono stati fatti grazie all’uso spropositato, lo dico proprio sottolineandolo, della leva, allora sono estremamente pericolosi.

Perché per quanto figli probabilmente di una abilità nella lettura dello strumento, espongono a un rischio eccessivo.

Eccessivo perché se io guadagno tanto perché vado forte, se buco una gomma e vado fuori strada mi faccio più male che se vado a 30km/h, questo è evidente.

Analizzare le performance con occhio critico

Per cui sarebbe da analizzare molto a fondo l’operatività svolta in questi anni profittevoli, per capire quanto sia figlio della leva, quanto la leva sia necessaria per ottenere quelle performance e quanto sarebbe stato possibile farsi male se qualcosa, non dico tutto, ma qualcosa fosse andato diversamente da come poi è effettivamente andato.

Se con leva 400 guadagno 50 e con leva 30 faccio pari, c’è qualcosa che non va ovviamente.

Quindi devo immaginarmi, se anche uno o due trade fossero andati veramente male rispetto a quello che invece è successo, cosa sarebbe successo?

Questa è un’analisi più che doverosa. Chi guadagna bene soltanto grazie alla leva esagerata si espone al rischio di finire a gambe all’aria.

Non voglio gufare ovviamente ad Antonio, così si chiama il mio amico, ma lo voglio mettere in guardia.

La leva “ridotta” dalle nuove direttive in realtà è veramente a tutela del trader.

Tutte quelle strategie che richiedono una leva sensibilmente maggiore, sono realmente pericolose. Lo dico perché troppi ancora si giustificano con tantissime motivazioni, che poi, alla fine della fiera, portano sempre al fatto che sì, va bene tutto, ma di fatto se qualcosa poi va male, dopo ci si fa veramente male. E non parlo di piccoli incidenti di percorso, bensì di incidenti molto seri.

Valutate sia il rischio che le vostre capacità

Per cui attenzione, non confidate solo ed esclusivamente sulla leva per i vostri profitti. Confidate sull’essenza di quello che fate, partendo sempre dal rischio come prima misura da controllare. I profitti che ne derivano li valuterete solo in un secondo tempo.

Se il rischio è eccessivo o se misurate subito a partire dai profitti e poi lasciate il rischio quello che è, correte veramente dei pericoli che sono seri, perché non si scherza con i conti, con i soldi veri.

Per cui riassumendo, chi si vuole avvicinare al trading sistematico perché è convinto che quello sia la sua strada, perché cerca in quello la sua strada per una serie di motivi, voglio fare trading sistematico perché mi voglio strutturare in una certa maniera, perché ho una mente scientifica, perché voglio dei numeri a suffragio di quello che faccio e via dicendo allora benissimo!

Materiale ce n’è in abbondanza alla Unger Academy o da tantissimi altri fornitori in rete. Tuttavia, chi si avvicina ad Andrea Unger solo perché pensa che, essendo bravo nei campionati, possa aiutarlo a diventare un bravo trader… No, non è così che funziona!

Potrebbe andar benissimo, potrebbe essere proprio una di quelle persone che poi si accorge di essere un trader sistematico in erba, ma in realtà è da valutare a priori quello che si vuole e si può fare, e poi eventualmente cercare chi ci possa aiutare.

Il test per diventare trader

Tra l’altro chi magari si è avvicinato alla Unger Academy ha visto che gli viene dato un link alle volte per un test diagnostico sul livello, cercando poi di consigliare.

Tante persone che mi hanno scritto sanno che gli ho consigliato di dimenticarsi il trading perché non li ho giudicati, magari erroneamente, adatti a diventare trader.

Dico questo perché spesso osservo aspettative fuori dal mondo e idee completamente sballate di quello che è il trading. Chi pensa che il trading sia un gioco da ragazzi che si impara in quattro e quattr’otto, grazie a un corso da 100/200 euro, è chiaramente fuori strada.

Chi parte con questa idea, secondo me è meglio che lasci perdere. Sarà difficile convincerlo del contrario e il rischio è che se ne convinca soltanto prendendo delle batoste sui mercati. E non è certo il modo più simpatico!

Questo è quanto ragazzi! Non so se ho detto tutto quello che avevo in mente, comunque scrivete sotto se avete dei dubbi e cercherò di rispondervi.

Alla prossima, ciao ragazzi da Andrea Unger!

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Ciao, sono Andrea Unger, Trader professionista dal 2001 e unico a vincere per ben 4 volte il Campionato del Mondo di Trading con denaro reale. Grazie a questi risultati sono spesso invitato come relatore in convegni in Europa, Stati Uniti e Asia. Sono inoltre autore di diversi libri, tra cui il primo in Italiano sulla Gestione del Rischio nel Trading, tradotto anche in Cinese e Inglese. Metto a disposizione decenni di esperienza, di prove, di vittorie e sconfitte con le quali ho ideato un metodo scientifico, sistematico, replicabile e universale con cui, in soli 4 anni, più di 1.000 trader sono riusciti a rendersi autonomi. Devi sapere infatti che gli studi dimostrano che solo il 25% dei trader guadagna, ma di questi ben il 90% lo fa con il trading sistematico... Come mai allora i formatori insegnano quasi sempre solo il trading discrezionale? Non ti insegno a diventare ricco in poco tempo, ti insegno una professione che, con il duro lavoro, la passione, e sufficienti capitali potrebbe diventare la tua principale fonte di reddito.