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Ascolta “Debugging e Trading Automatico” su Spreaker.


Ciao ragazzi, ciao da Andrea Unger.

Il trading automatico spesso spaventa per via della presenza di un computer e molte persone sono frenate nell’approcciarsi al trading automatico nella convinzione di non essere in grado di utilizzare un computer, non essere in grado di imparare a programmarlo e quant’altro insomma.

Ho più volte detto che nemmeno io sono un programmatore, eppure il mio trading è completamente automatico e quello che gira l’ho costruito tutto io, diciamo.

Allora è possibile!

Sono stato capace io dovrebbero essere capaci tutti, senza aver le competenze specifiche.

Programmare: è un problema?

Ho notato però che il vero ostacolo non è imparare a programmare quello che serve, ho sempre detto, non è che uno debba diventare un programmatore della NASA per costruirsi le sue strategie, qui non stiamo facendo lo sviluppo da zero.

Ci sono software che già sono belli e pronti con le istruzioni specifiche da mettere assieme con un linguaggio sinceramente abbastanza banale e quindi quella parte, tutto sommato, si impara facilmente.

Non dico facilmente da oggi al domani, però con un po’ di applicazione si impara semplicemente quello che serve.

Non saranno script fantasmagorici dove altri computer indiani magari, che sono quelli in genere più bravi, si riconoscono come guru.

No, saranno degli script a pezzi, taglia e cuci, che però funzionano per quello che devono fare.

Il fatto che ho notato è che questo ostacolo viene bypassato, viene superato o comunque affrontato abbastanza serenamente.

Il problema arriva dopo.

Debugging e trading automatico: il vero problema.

Il vero problema sul quale si dovrebbe lavorare, sul quale tutti quelli che vorrebbero affrontare il trading automatico dovrebbero lavorare, è la capacità di debugging.

Che cosa significa questa parolaccia tremenda?

Il debugging, per come lo intendo io, per come penso che sia inteso comunemente, è la capacità di individuare, spezzando a piccoli blocchi, l’analisi di quello che si sta facendo, individuare dove sia l’eventuale causa di un errore e anche, aggiungo io, capire quando c’è un errore.

Ci sono persone, ma lo dico sul serio, adesso questo che dico magari è un po’ esagerato, però è un’analogia che rende l’idea, che se usano la calcolatrice, e la usano tutti ormai purtroppo per dire, e gli viene fuori che 2 più 2 fa 5 perché hanno sbagliato a schiacciare un tasto, loro insistono che 2 più 2 fa 5 perché la calcolatrice l’ha detto.

Ecco questo è un caso evidente, che spesso faccio alla mia piccola, dicendo se ti dice che 2 più 2 fa 5 c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che è sbagliato, tu devi essere in grado di capire subito che il numero che è uscito è sbagliato e questo già è un qualcosa che andrebbe affinato.

Andrebbe affinato tenendo la mente un po’ più allenata, più sveglia, non passivi di fronte alla macchina.

La macchina non è più furba di noi, la macchina è al nostro servizio e come tale va usata, non deve usarci lei.

Se noi siamo completamente passivi di fronte al computer e ai suoi output, siamo in balia della macchina e questo è sbagliato.

Detto questo, entro certi limiti è anche abbastanza facile, a mio avviso, capire subito quando qualcosa è sbagliato, altri casi invece sono ovviamente più complessi alle volte e ci si impiega più tempo.

Però quando poi anche si nota l’errore, il problema è capire da dove arriva e lì bisogna un po’ rimboccarsi le maniche, ma affrontare le cose in maniera schematica, ingegneristica oserei dire ahimè.

Sapete cosa penso degli ingegneri, essendo io stesso laureato in ingegneria, non ingegnere, laureato in ingegneria che suona meglio.

Ecco, l’approccio schematico, di esclusione per punti, proviamo se è qui, proviamo se è lì, proviamo se è qua e quindi le verifiche pezzo pezzo, mancano completamente.

Un problema comune a molti

In genere le persone, quando c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe, si bloccano distrutte.

Non va, il computer non mi si accende!

C’è corrente?

Non ho controllato!

Siamo a questi livelli, adesso ancora una volta ho un po’ esagerato, per rendere l’idea però.

Questo è sbagliatissimo non solo nel trading automatico, ma in tutti i casi della vita suppongo, però qui in maniera particolare, visto che noi parliamo di trading, la cosa prende una dimensione notevole.

Perché se noi siamo veramente in balia degli eventi e non reagiamo di fronte all’errore, o addirittura all’evidenza dell’errore, a quel punto non faremo mai progressi.

Quindi chiunque voglia veramente cimentarsi, non si preoccupi, non si spaventi della difficoltà presunta, dico presunta di programmare, perché quello è un ostacolo che veramente si sorpassa agevolmente vorrei dire.

Poi se uno e veramente una capra va bene, ci sono, però adesso meglio che non faccia trading in quel caso lì, ma lo dico per il suo bene non perché lo snobbi o altro, però stabilito che una qualunque persona possa imparare quella parte della programmazione necessaria a scrivere quelle quattro righe di un codice, poi ci vuole la capacità di debugging.

Conclusione

Deve affinare il suo spirito critico, la curiosità di andare a capire quando una cosa non funziona, perché non funziona.

Questo è qualcosa su cui bisogna lavorare, ma non serve iscriversi ad un corso di trading o andare da un personal coach, no!

Serve buon senso!

Quindi le persone devono affidarsi al buon senso, essere consapevoli che ci vuole più buon senso nell’affrontare i problemi che si presentano, nella fattispecie nella scrittura di trading system.

Passato questo, dato per scontato questo, elaborata la capacità di fare questo, è tutto in discesa.

Ci sono persone che lo fanno in maniera estremamente schematica e professionale.

Il mio collaboratore, Andrea Nebiolo, è uno che l’affronta a testa bassa, lui ha tutti gli script che descrivono tutte le cose che succedono così uno può controllare passo passo quello che succede, ecco questo è paranoico, diciamolo pure: Andrea stai male tu!

Però funziona, ecco io sono molto più disordinato, molto più all’acqua di rose, però vado a controllare pezzo pezzo, passo passo per individuare dove potrebbe esserci la falla.

Controllo dall’inizio alla fine ,sperando di trovare prima l’errore per capire dove è che il processo ha un problema.

Non mi metto con le mani nei capelli, perché ne ho pochi, ma in ogni caso non me le metterei, a guardare il sistema che non funziona dicendo: “Oh povero me, chissà che cosa…ste macchine!”
No, perché in quella maniera, nel trading come in tante altre cose dove c’è un computer di mezzo, saremmo spacciati.

Siamo noi ad avere il controllo del computer, non deve mai essere il computer ad avere il controllo nostro, per nostra inettitudine.

Ragazzi dovete darvi una mossa.

Ciao ragazzi alla prossima.

Ciao da Andrea Unger.

 

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