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Ciao ragazzi, ciao da Andrea Unger! Oggi vorrei proporvi un approfondimento sul trailing stop partendo da un interessante articolo pubblicato sul terzo numero della rivista del Circolo dei Trader Sistematici in cui Andrea Nebiolo spiega come utilizzare correttamente questo ordine.

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L’articolo in questione, oltre ad essere molto interessante e ben scritto, ha il merito di avermi fatto riflettere sul trailing stop, un ordine che chi mi segue da un po’ avrà capito non amo particolarmente.

Recentemente, ho ripreso dal mio cassetto virtuale un sistema che avevo costruito sul future del Bitcoin e ho deciso di metterlo in macchina, dato che ha continuato a dimostrare di essere un buon sistema.

Prima di prendere questa decisione, l’ho osservato per un po’. Tra l’altro, ho in realtà due sistemi basati sullo stesso motore. Infatti, ho creato due versioni diverse variando leggermente alcuni input di sistema, tra cui anche i livelli di ingresso e di uscita.

Mentre osservavo questo sistema, ho deciso di provare ad inserire un trailing stop. Perché l’ho fatto? Chi segue il Bitcoin avrà notato che talvolta questo strumento ha movimenti incredibili e ritracciamenti di una certa portata.

Per come è strutturato, il mio sistema è in grado di gestire questi movimenti, tuttavia spesso incontra fasi di drawdown non sempre piacevoli. Qualcuno potrebbe pensare che l’importante sia guadagnare, ma personalmente trovo fastidioso guadagnare 100 e tornare a 80. Vista l’ampiezza di questi movimenti, mi sono quindi chiesto come andrebbero le cose inserendo un trailing stop.

Dopo averlo inserito, ho notato un miglioramento enorme in termini di drawdown, che sono diminuiti tantissimo. Ho inoltre osservato un leggero miglioramento del net profit. Questa è una cosa che solitamente non succede, specialmente in mercati di forte trend, perché ovviamente una volta che si esce si perde il prosieguo del movimento dopo il ritracciamento. In realtà, in questo caso si rientrava a mercato, perciò i risultati ottenuti non erano assolutamente malvagi.

Di fronte a questi risultati, mi sono messo a riflettere sull’essenza del trailing stop, che rientra nelle uscite classiche. Ho ripensato agli albori del trading sistematico, probabilmente negli anni Ottanta. Allora, per trading sistematico si intendeva un approccio basato su regole fisse, dato che i software attualmente disponibili ancora non esistevano.

A quei tempi, si usava il trailing stop e, ripensandoci oggi, i mercati di allora avevano caratteristiche in qualche maniera simili a quelle che ha oggi il Bitcoin. Questi mercati avevano infatti trend molto ampi, ritracciamenti altrettanto ampi e poi riprendevano.

Molto probabilmente, in quei mercati l’applicazione del trailing stop aveva l’ovvio e logico scopo di ridurre i drawdown e quindi alleviare le sofferenze dovute all’erosione dei guadagni.

Tra l’altro, a livello psicologico penso si soffra meno per un mancato guadagno che per la restituzione di un guadagno virtuale. Se arrivo a 100 e torno a 80, i 20 che ho perso dai 100 che avrei guadagnato mi pesano, mentre se metto un take profit a 80 e dopo vedo il mercato salire a 100, pur essendo fuori dai giochi, soffro di meno. Io almeno sono fatto così, ma penso anche voi.

Il trailing stop nasceva probabilmente da questa idea applicata a quei mercati. Naturalmente, con gli anni i mercati sono cambiati; i trend si sono fatti meno puliti e i movimenti più violenti e circoscritti. Alla luce di ciò, penso che il trailing stop soffra proprio di questi movimenti, che sono molto piccoli rispetto ai super trend di un tempo.

Nel suo articolo, Andrea Nebiolo si sofferma anche su altri problemi, come per esempio il fatto che molti software non sono in grado di gestire correttamente il trailing stop a livello di programmazione, creando risultati eccellenti ma falsi dovuti ad alcuni bug nei calcoli, proprio perché si calcolano sempre su orizzonti temporali più brevi e falsano completamente il risultato mostrato nelle prove.

Quando viene utilizzato in mercati dai movimenti molto ampi, in cui si opta solitamente per sistemi trend following, il trailing stop ha motivo di esistere. I benefici che produce in questo caso non sono solo psicologici, ma riguardano anche le performance monetarie dei sistemi.

Al contrario, su molti mercati moderni come il DAX, l’e-Mini S&P 500, il FIB (FTSE MIB) o il Crude Oil, che sono caratterizzati da movimenti più brevi, rapidi e nervosi, il trailing stop porta pochissimi benefici.

Spero che questo post vi sia stato utile. Ditemi la vostra opinione sul trailing stop, ma per favore non mostratemi sistemi che fanno performance strabilianti col trailing stop perché non ci credo. Io credo solo alle esperienze reali vissute con soldi reali sul mercato.

Non solo sarò felice di discutere questo argomento con voi, ma penso anche che chi ha sperimentato il trailing stop sarà d’accordo con me sul fatto che il più delle volte non apporta benefici rilevanti.

Alla prossima, ciao da Andrea Unger!

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Ciao, sono Andrea Unger, Trader professionista dal 2001 e unico a vincere per ben 4 volte il Campionato del Mondo di Trading con denaro reale. Grazie a questi risultati sono spesso invitato come relatore in convegni in Europa, Stati Uniti e Asia. Sono inoltre autore di diversi libri, tra cui il primo in Italiano sulla Gestione del Rischio nel Trading, tradotto anche in Cinese e Inglese. Metto a disposizione decenni di esperienza, di prove, di vittorie e sconfitte con le quali ho ideato un metodo scientifico, sistematico, replicabile e universale con cui, in soli 4 anni, più di 1.000 trader sono riusciti a rendersi autonomi. Devi sapere infatti che gli studi dimostrano che solo il 25% dei trader guadagna, ma di questi ben il 90% lo fa con il trading sistematico... Come mai allora i formatori insegnano quasi sempre solo il trading discrezionale? Non ti insegno a diventare ricco in poco tempo, ti insegno una professione che, con il duro lavoro, la passione, e sufficienti capitali potrebbe diventare la tua principale fonte di reddito.