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Ascolta “Fare Trading con le perdite virtuali” su Spreaker.


Ciao ragazzi, ciao da Andrea Unger.

Perdita virtuale di un trade!

Ne ho parlato qualche giorno fa in uno scambio di email, dove si filosofeggiava su quello che è una perdita virtuale in un’operazione aperta.

È considerata perdita virtuale, non reale, la perdita a posizione appunto aperta, quindi una perdita non contabilizzata chiudendo il trade con uno stop loss o qualsiasi altra chiusura si volesse scegliere.

In qualche maniera veniva avanzata quella ipotesi, che molto spesso si sente, che finché il trade non è chiuso in realtà non si perde .

Questo ha una dose di verità è una dose di follia, diciamo così.

Come posso trovare il confine tra le due situazioni?

Il punto è questo, se io ora ho una posizione aperta in perdita, di fatto ho un conto che è più basso, perché se io chiudessi quella posizione avrei meno soldi.

Quindi se fossi costretto a saldare tutto e andarmene via avrei meno soldi, quindi di fatto ho una perdita.

La posizione è aperta, ma la perdita c’è!

Ho meno soldi di prima perché l’investimento che ho fatto sta perdendo, è un dato di fatto.

È pur vero che come uno mi dice: “Sì, ma io perdevo venerdì pomeriggio però poi lunedì, quando avrei dovuto chiudere l’operazione, si è tutto rigirato e ho guadagnato un sacco di soldi!”, benissimo.

Si potrebbe dire allora che finché la posizione è in perdita all’interno dei paletti che ci si pone, per quello che è il profilo della posizione stessa, cioè per quelli che sono i limiti in cui si è deciso di tenere la posizione aperta, all’ interno, diciamo, del livello di stop loss che si è stabilito, noi potremmo pur dire che quella posizione ancora non ha perso.

Di fatto è quasi impossibile avere tutti i trade che vanno subito in guadagno e rimangono in guadagno fino alla fine, sono parecchi i trade che partono in perdita e poi girano e vanno in guadagno.

Lo stop loss è scelto apposta in maniera opportuna, legato alle caratteristiche di movimento del mercato per evitare di venire buttati fuori dal mercato troppo presto quando ci sono effettivamente ancora buone possibilità di recupero della posizione.

Quindi in questo senso sì, è vero, però è anche vero che tutto questo va analizzato con buon senso.

Se, per assurdo, quella perdita virtuale mi porta a una situazione di bilancio del conto tale da non essere neanche più sufficiente a coprire i margini della posizione aperta, il broker mi chiude la posizione.

È un po’ come quei backtest sulle strategie in opzioni, che ragionano per motivo di storico a disposizione, sul close di giornata.

Lo sviluppatore dice: “Sì, ma io tanto prendo posizioni prorpio in close e quindi va bene tutto, e le posizioni le apro e le chiudo in close di giornata!”, va bene; però durante il giorno non c’è dato sapere cosa succede sul mercato e ci possono essere delle situazioni, che ci sono state (agosto 2015, febbraio 2018), in cui il mercato è talmente impazzito che quelle posizioni aperte, durante il giorno hanno mostrato delle perdite virtuali enormi.
Erano tanto enormi da poter forzare la chiusura della posizione da parte del broker in certi casi, perché si arrivava a dei livelli di perdita tali che non avrebbero coperto neanche i margini o addirittura avrebbero portato il conto in negativo, per esempio in casi estremi di movimenti molto veloci.

Per cui, bisogna fare i conti di come si passa “indenni”, fra virgolette, dalla posizione stessa, per poter dire: “Si, poi l’ho chiusa”.

Sì, ma “durante”, cosa è successo?

Quel durante è quanto mai importante e non bisogna trascurarlo soltanto nascondendosi dietro al fatto della perdita virtuale.

Quella perdita virtuale può diventare improvvisamente reale qualora ci fossero delle condizioni estreme.

Altro pericolo nel considerare la perdita virtuale come accettabile, perché tanto non è reale, è quello di chi opera senza stop loss per scelta o per follia.

Perché con la scusa che tanto finché non chiudo la posizione non ho perso i soldi, a volte si sta investiti.

Questo è più il caso di chi magari è entrato sull’azionario nel lontano 2000 o 1999 e poi si è trovato col cerino acceso in mano, parlo di Pagine Gialle, dopo anche Tiscali, insomma quei titoli che ad un certo punto hanno cominciato a perdere una parte enorme del loro valore ed erano trattati un po’ a livello di investimento più che di trading puro, o diventando investimento con la scusa del: “Ero partito col trading, poi l’ho fatto diventare investimento”, non si stoppano, non si esce e si accumulano perdite di questa posizione aperta, ci si continua a giustificare che tanto finché non la chiudo non ho perso i soldi.

I soldi sono persi, i soldi non ci sono più, i soldi sono altrove.

Può darsi che in dieci anni quella posizione recuperi, però di fatto nell’ipotesi di aver bisogno dei soldi, insomma è un po’ come i BTP anche.

Va tutto bene, io investo in BTP, punto a riscattare a scadenza il 100% del nominale, ma durante la vita del BTB se la scadenza è abbastanza lontana, può succedere di tutto.

Lo spread può aumentare, posso avere delle perdite virtuali molto elevate, ma se avessi bisogno di quei soldi perché devo pagarmi un ponte ai denti o per qualsiasi cosa, ecco che io le perdite le contabilizzo.

Per cui la perdita virtuale va considerata come una “potenziale perdita reale” da guardare con attenzione, quindi da ragionarci prima e non usare mai come alibi la scusa della perdita virtuale perché non è un alibi, è soltanto un modo di fregare se stessi.

Questo è quanto, se avete dei dubbi, scrivete pure sotto e noi ci vediamo la prossima volta.

Ciao da Andrea Unger.

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