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Ascolta “Miti da sfatare!” su Spreaker.


Ciao ragazzi ciao da Andrea Unger!

Alcuni miti del trading.

Se ne parla sui forum, alle volte vengono inseriti come commenti sotto i video che faccio, alcuni li ho già affrontati in parte.

Voglio dire la mia!

Uno di quelli più ricorrenti è: la psicologia è il 90% del successo nel trading.

No!

Non credo proprio, per quanto importante, la psicologia, che poi dovrebbe essere quello che ci fa avere l’atteggiamento giusto, che ci fa rispettare le regole, che non ci fa prendere dal panico e non ci fa prendere decisioni avventate nei momenti di difficoltà e via dicendo, sì!

Tutto questo serve, è sicuramente fondamentale, ma non è il 90%, perché se poi io ho una strategia che fa schifo, perdo!

Possono essere psicologico quanto voglio, perdo, se fa schifo, perdo!

È come dire: “Per dimagrire devi fare la dieta ed essere psicologicamente forte, rispettare le regole”.

Sì, ma se la dieta che fai prevede di mangiare il panettone a colazione, a pranzo, a cena e magari pure a merenda, io ho dei seri dubbi che porti i risultati sperati insomma, anche se è piacevole magari come dieta.

Quindi la psicologia è importante a fronte di un bagaglio di istruzioni valido, tutto qui.

Poi è importante perché se hai un’ottima strategia, ma non la usi a dovere, se fai pasticci significa che non stai più usando la strategia, quindi è ovvio che devi poterla usare bene, ma non è il 90%, insomma ecco.

L’altro mito di cui si sente spesso parlare è: le uscite sono più importanti degli ingressi, i setup di uscita solo più importanti dei setup di ingresso.

Anche qui non mi trovo d’accordo.

Per quanto importanti, le uscite, e per quanto vadano studiate, di fatto non credo rivestano un’importanza maggiore del setup di ingresso, ma neanche pari a mio avviso (e qui forse qualcuno mi salterà in testa), però una volta che si studia il tipo di uscita più adatto ad un certo tipo di ingresso (e qui subentra l’importanza della scelta corretta), non è che si debba studiare l’uscita con lo stesso approccio con cui si studia l’ingresso.

L’uscita avviene quando si suppone che la ragione per cui siamo entrati a mercato sia venuta meno, diciamo così.

Ovviamente a seconda dell’orizzonte temporale della posizione che si ha, cambia molto questo aspetto, ma c’è sempre un motivo per cui siamo entrati e l’uscire, alla fine, non è altro che un giudizio su quello che si era messo in piedi quando si era deciso di entrare.

Potrebbe essere uno stop loss, che è un blocco alla posizione, anche magari dal punto vista psicologico perché non si vuole andare in perdita eccessiva, può essere un take profit se si giudica che il movimento è andato a termine, un time stop, un’uscita a tempo perché si pensa che l’effetto di un certo setup comunque poi perda di efficacia dopo un po’.

Tutti questi sono importanti, ma sempre in connessione a quello che era il setup d’ingresso.

Oppure se io vado long di euro-dollaro perché sono convinto che l’euro si apprezzi perché c’è una politica macroeconomica e bla bla bla, nel momento in cui mi accorgo che economicamente, politicamente, è venuto meno quel motore trainante, io posso chiudere la mia posizione.

Però, non è che sia più importante!

È importante gestire bene le uscite dai trade, ma alla fine non andrei a cercare dei setup particolari che mi dicono di uscire, perché sarebbe come dire: “Allora apri la posizione contraria, se pensi che il mercato ti vada contro” oppure “apri la posizione su delle opzioni che ti permette di guadagnare col tempo se pensi che il mercato vada in laterale”.

Diciamo che, se giudicassimo un’uscita in questi termini, potremmo ragionare sull’apertura di una posizione che sfrutti quell’uscita, però in genere, a mio avviso, una volta messe in lista un tot numero di uscite classiche, stop lost, take profit, time stop e altre come trailing stop e cose del genere su cui poi uno può avere un indice di gradimento maggiore o minore, questo è soggettivo.

Scelto fra quelle, a seconda dell’ingresso, si va abbastanza bene, a mio avviso, senza esagerare con considerazioni che sembrano voler nascondere una scienza particolare da parte dello sviluppatore, che poi in realtà non c’è, ma sono soltanto parole per infarcire meglio la torta che si vuol presentare.

L’altro mito è un po’ sul rischio-rendimento, ne ho già parlato in un altro video sul rischio rendimento 1 a 3, dove si tende a volere dei take profit che siano almeno il triplo dello stop loss.

Ho detto a suo tempo che questo non ha nessun fondamento, perché ci sono molte strategie dove lo stop loss è addirittura maggiore dell’obiettivo di profitto, semplicemente strategie dove ci si aspetta una percentuale di successo molto maggiore di quella di perdita ovviamente.

Però proprio ieri parlavo con un gestore di un fondo in Svizzera, un fondo piccolo nell’industria dei fondi, ma grande agli occhi di noi retail perché ha più di mezzo miliardo di euro in gestione, e lui mi parlava appunto di strategie che se avessero un 10/15% di rendimento annuo a fronte di un drawdown del 25%, risulterebbero appetibili a buona parte dell’industria.

Quindi quando tra animali da forum si parla di strategia decente, si parla di 10% di rendimento e 3% di drawdown, ancora quel 3 a 1.

Quando uno dice che fa il 10% e drawdown a 25% sembra che sia la porcheria.

Invece no, l’industria, chi ha i soldi, li investirebbe!

Allora o è stupido lui, ma se ha tutti quei soldi forse li ha fatti e tanto stupido non è, o siamo stupidi noi e mi ci metto pure io, a credere che invece servano queste cose, che poi non esistono, ecco perché scelgono quella strategia, perché non esistono.

Quelle che ti fanno il 10/15% all’anno per anni, con un 3% di drawdown non ci sono, semplicemente non ci sono nell’industria, perché se ci fossero avrebbero miliardi di miliardi in gestione.

Quindi anche lì, il drawdown maggiore del rendimento annuo non è un’eresia, è un dato di fatto accettabile, ovviamente a fronte di qualcosa che quel rendimento annuo è in grado di produrlo per tanti anni.

Perché se io ragiono su 3 anni, allora uno magari dice: “No, aspetta”.

Se qualcosa che ha delle basi solide e che “promette” fra virgolette, promette nel senso che è promettente, quel rendimento per anni, allora quel drawdown del 25% a fronte di rendimenti del 10/15%, l’industria è pronta ad accettarlo perché sa che è qualcosa che viene da sé.

Quindi non bisogna spaventarsi di fronte a certe cose, tutte quelle che sono frasi fatte magari nell’industria del trading online retail, messe a disposizione tra video e forum, vanno prese con le pinze, valutate e giudicate facendo anche le dovute ricerche magari, perché lo studio comunque è sempre utile.

Questo è quanto, questa volta, se avete qualche altro mito su cui volete discutere o che, scrivete pure magari in un altro video affronteremo altre frasi fatte, che poi tanto sono fatte solo per far vedere magari qualcosa che non corrisponde a realtà.

Ciao alla prossima, ciao da Andrea Unger.

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