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Ciao ragazzi, Ciao da Andrea Unger!

Vorrei parlare di psicologia, psicologia nel trading.

Ecco spesso si sente dire che il trading è il 10 per cento tecnica, il 90 per cento psicologia o altre affermazioni del genere che nel mio punto di vista non sono né vere né false.

Io in genere dico che ovviamente ogni componente ha la sua importanza, il suo peso, quindi dobbiamo unire idealmente una parte di tecnica, una parte di risk management, una parte di position sizing che differenzio dal risk management che è un po’ più vasto su altri aspetti, il position sizing è proprio puramente il dimensionamento della posizione, una parte ovviamente di psicologia e poi una parte di altre componenti che possono essere anche l’infrastruttura, insomma tante cose.

Così come la tecnica si può suddividere in entrate, uscite, durata della posizione, tutto questo, ma la psicologia alla fine per quanto uno la possa mettere come una componente, una porzione, una percentuale magari per dirlo ingegneristicamente equipollente, ecco a mio avviso in realtà copre un aspetto diverso.

Perché prendiamo un esempio, un’analogia calcistica.

Ci sono calciatori che sono sicuramente eccezionali dal punto di vista tecnico che però quando c’è la partita importante, la finale e via dicendo, falliscono, spariscono non dando un contributo valido alla squadra o addirittura a volte fanno anche dei danni.

O sbagliano un rigore oppure insomma sbagliano dei passaggi fondamentali o fanno dei falli in caso fossero dei difensori, falli magari in condizioni critiche e via dicendo.

Eppure in alcune partite si esaltano e fanno delle cose incredibili.

Allora quel calciatore è scarso o non è scarso?

La psicologia in quel caso riesce a rovinare la capacità di produrre bel gioco, gioco utile alla squadra e nessuno può dire che quella tecnica venga a mancare, il calciatore continua ad essere bravo però ha un freno interiore a comportarsi come saprebbe fare in altre condizioni.

Lo stesso avviene nel trading!

Allora da un lato c’è la componente psicologica che è quella di essere ligi alle regole.

Quella è la parte che va equipesata con le altre, tu devi essere bravo, tu ti fai il tuo piano e rispetti il piano, perfetto.

Non è facile, però si può fare.

Se così fai allora benissimo!

Poi c’è quella parte invece che permea tutta la attività che sta sopra o comunque che regge tutta l’attività, che quando quella parte viene meno si fanno pasticci.

Non si tratta soltanto di non rispettare il piano, si tratta di mettere in dubbio il piano!

Ecco ed è molto sottile il confine fra questo.

Arrivare a mettere dubbio il piano vuol dire non fidarsi più di quello che sta succedendo, evidentemente quando le cose vanno male.

Quando vanno bene nessuno si preoccupa più di tanto, e anche questo è un errore perché quando va troppo bene c’è qualcosa che non va, lo dico sempre, quando va troppo bene bisogna stare attenti perché probabilmente si è esagerato nel mix di strategie su uno specifico mercato o nel posizionamento del position sizing di qualche strategia che ci è andata bene, benissimo, però nel caso le cose fossero andate diversamente ne avremmo chiaramente pagato le conseguenze, probabilmente in maniera peggiore del preventivato.

Chiusa questa parentesi, il dubitare del piano quando le cose non vanno bene, porta magari a prendere decisioni avventate.

Io decido di staccare la spina prima del dovuto perché non ho dato tempo a tutto il piano di fare quello che deve fare.

È un po’ come nell’allenamento per una maratona, se uno passa un periodo in cui in non nota dei miglioramenti nei tempi in cui percorre certe distanze cambia tipo di allenamento, senza dare tempo al corpo magari di esprimere quello stimolo allenante a cui si è sottoposto.

O nel trading molto più semplicemente cambia tecniche, salta di palo in frasca.

Un giorno ascolta il guru della price action e il giorno dopo ascolta il guru delle onde di Elliott.

Non dico che uno o l’altro siano buoni o cattivi, soltanto che non si dà il tempo di acquisire il necessario know how di uno specifico argomento e di metterlo a frutto come si deve perché psicologicamente ci si sente deboli.

Non c’è una ricetta, purtroppo, non c’è una ricetta per risolvere questo problema alla radice, perché ognuno ovviamente ha il proprio comportamento e, sempre per tornare all’analogia calcistica, se fosse semplice avremo tutti campioni, ma ci sono dei super campioni che puntualmente falliscono gli appuntamenti importanti, nonostante abbiano alle spalle sicuramente un entourage di assistenza da far impallidire qualunque comune cittadino.

Per cui bisogna stare molto attenti se ci si accorge che effettivamente si è portati ad abbandonare troppo presto qualcosa o a vagare un po’ al buio o comunque anche , come psicologia pura, a non rispettare le regole.

Come al solito, dico io, riconoscete che il trading non è cosa vostra, abbandonatelo, ne trarrete maggior giovamento oppure si riduce drammaticamente l’importo messo sul tappeto del trading.

Non dico di fare paper trading, perché poi i soldi virtuali danno sensazioni diverse di metterci soldi veri, però ragionare con somme molto più piccole continuando a lasciare soldi sul tavolo da gioco, (chiamiamolo così anche se non è bello) ci permette di assorbire meglio e piano piano di riprendere magari dimestichezza con quelle che sono i guadagni e le perdite che possono accadere.

Quindi ragazzi la psicologia non è tutto, assolutamente perché sennò basterebbe un laureato in psicologia a pieni voti per sbancare i mercati, però è una componente che non è soltanto rispetto delle regole, ma è una compagna che ci accompagna nel percorso di trading e che non va sottovalutata.

Io credo nelle tecniche, credo in tutto quello che volete, non dirò mai che la psicologia è la parte fondamentale, però bisogna riconoscerla e rispettarla per quello che è, non sentirsi più forti, perché ci sono sempre degli aspetti nascosti dove escono le debolezze di ciascuno e appena ci si accorge di qualche debolezza è bene rendersene conto, prenderne nota e verificare se c’è qualcosa che si possa fare per se stessi per modificare quell’atteggiamento.

Questo è un consiglio che vi do, siate severi con voi stessi nel riconoscere le debolezze palesi, non fate i furbi nel senso di dire: “sì vabbè ma io ho fatto così perché chiaramente…” No!

Ogni volta che si fa qualcosa che non era pianificato, che si cambia idea, analizzate veramente, serenamente se quel cambio d’idea dovuto a nuove informazioni che prima non conoscevate e quindi, a un nuovo quadro della situazione, più maturo che giustamente mi ha fatto cambiare le prospettive, oppure semplicemente un cambio perché non vi siete più fidati di quello che c’era fino a prima e vi create un alibi per la decisione presa che in realtà è soltanto una buona scusa.

Psicologia, non è tutto, ma insomma c’entra, c’entra eccome!

Ciao ragazzi, ci vediamo la prossima volta. Ciao da Andrea Unger.

 

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