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Ciao ragazzi, ciao da Andrea Unger.

Sono tornato a casa, ero in Malesia, ero lì come speaker al terzo convegno annuale dell’IFTA, il convegno più importante al mondo sull’analisi tecnica e adesso che è la terza volta che partecipo dopo Sydney, Milano e Kuala Lumpur, posso dire definitivamente che ho avuto la conferma che il mondo dell’analisi tecnica si sta fortemente dirigendo in quella direzione che io ho vissuto negli ultimi N anni, non dico quanti sennò mi sento vecchio.

Proprio perché ho visto che si è passati da considerazioni puramente grafiche decisamente a qualcosa di più quantitativo, misurabile.

In quasi tutte le presentazioni che ho visto, si presentava una ipotesi, la si misurava e si producevano i numeri di quello che sarebbe stato il risultato utilizzando quell’approccio.

Questo è ottimo non tanto perché è quello che faccio io con i trading system, ma semplicemente perché permette di misurare e di avere una lettura quantitativa di quello che si fa.

Cioè, io quanti soldi avrei fatto?

Soldi, dico soldi non perché siano l’essenza del trading e ho sempre detto che chi lo fa per soldi probabilmente rischia grosso perché si ha un approccio diciamo, di cupidigia nei confronti del trading che è sbagliato.

Però a parte questo, dico soldi perché poi è la misura con cui si va a quantificare il risultato, c’è poco da fare.

Quanti soldi si sarebbero fatti e come? Ovvero se io avessi utilizzato questo approccio, avrei guadagnato sì o no?

No allora si dimentica l’approccio.

Si, bene! Ma come?

Avrei guadagnato in una maniera a me congeniale?

Molto importante come risposta, non è che tutto quello che va bene, va bene per tutti.

Ho sempre detto, la psicologia fa sì che c’è chi preferisce un certo modo di operare e chi ne preferisce un altro.

Scegliere quello con cui ci si sente più a proprio agio è fondamentale soprattutto all’inizio, perché permette di agevolare l’utilizzo del metodo anche in quel momento in cui magari non sta rispondendo come si deve.

Allora, ipotesi: misura e misura dell’output sono un percorso che ho visto bene o male fare a tutti, anche a chi magari era conosciuto come grafico, o meglio più che altro non farò i nomi, ma sono i personaggi che io avevo sempre solo identificato con indicatori e grafici che invece si sono dimostrati degli analisti quantitativi coi controfiocchi.

Quindi non voglio dire che siccome adesso che ho visto che producono numeri li reputo bravi e prima assolutamente no.

Io prima avevo, diciamo, carpito solo una parte del loro operato e adesso ho visto un po’ più a fondo qual è il loro modo di vedere le cose, ovviamente ero io quello che si sbagliava non certamente loro e queste persone comunque hanno mostrato dati alla mano, che coi numeri analizzano i mercati.

Io lo faccio con i trading system, ma è un modo semplicemente parallelo di farlo.

C’è chi misura una cosa, chi ne misura un’altra.

I trading system miei sono un po’ più mordi e fuggi perché ho bisogni temporali di qualche giorno magari.

Invece lì c’è chi analizza magari il mercato in una maniera più di lungo termine, però sempre suffragato da numeri.

Numeri che misurano i setup, quindi non più il generico testa e spalle che di misurabile insomma ha poco cioè ad occhio qualcosina ma non è che si possa mettere punto per punto no? Per ovvi motivi.

E invece poi la misura degli ingressi e delle uscite diciamo così e di conseguenza del risultato numerico di quel tipo di operatività.

Questo come dicevo mi rinfranca, l’analisi tecnica troppo spesso compresa in maniera deviata, è ormai una disciplina, che cerca di studiare i mercati per quello che sono e cerca di aiutarsi con i numeri che è il modo più semplice di farlo ed è quello per cui io faccio trading sistematico.

Io non ho mai detto né dirò mai che il trading discrezionale non vada bene, però le decisioni prese dal trading discrezionale sono di maggiore difficoltà che non nel trading sistematico, perché nel trending sistematico ho i numeri che mi aiutano nella decisione e non ho quel feeling che uno debba avere magari per prendere la decisione giusta basandosi su come ha dormito quella notte.

Anche qui non voglio limitare a questo il trading discrezionale sia ben chiaro, però diciamo, ho cercato di porre i due estremi, numeri 100% e istinto dall’altra parte, poi ci sono tutte le vie di mezzo.

Però nei trading system io ho tutta una serie di numeri su cui basare il prima, l’analisi, il durante e poi il dopo.

Analizzo quello che ho ottenuto lo confronto con quello che avrei dovuto ottenere o pensavo di ottenere e poi posso fare le mie valutazioni, basate sempre sui numeri.

È questo per cui io consiglio a tutti quelli che vogliono avvicinarsi al trading di vedere le cose in questa maniera perché in questa maniera avranno sicuramente una maggiore semplicità di interpretazione, che i numeri quelli sono, e quindi possono decidere più facilmente come costruire mattoncino dopo mattoncino così il proprio regno di trading.

Questo più o meno è quanto ragazzi, adesso io dovrò mettere tutte in fila le cose, tutto quello che è rimasto in piedi prima di partire.

Ci vediamo presto con altri contenuti magari più tecnici stavolta, però siamo ai “viva l’analisi tecnica” perché tutto sommato ho visto che l’uso che se ne fa può essere molto interessante.

Ciao ragazzi alla prossima, ciao da Andrea Unger.

 

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Andrea Unger

Noto per essere l'unico 4 volte campione del mondo di Trading (2008, 2009, 2010 e 2012), Andrea Unger è trader professionista dal 2001 e membro onorario di SIAT (Società Italiana Analisi Tecnica). Autore apprezzato, è spesso ospite di convegni in Europa, Stati Uniti e Asia.

1 commento

Giacomo · 2 novembre 2018 alle 15:17

Buonasera, davvero interessanti queste riflessioni sull”analisi tecnica “quantitativa”. Ci sono dei riferimenti bibliografici, libri o articoli che potrebbe indicare per approfondire l’argomento?

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