Nel trading ci sono periodi in cui cambiano le mode sia a livello di analisi di mercato sia a livello di strumenti, nei primi anni 2000 c’erano i Covered Warrant, poi lentamente si sono inseriti alcuni future, poi opzioni , addirittura il bitcoin fino alle opzioni binarie. A fare da sfondo a tutto questo succedersi di mercati c’è sempre stato però la grande ombra del forex, una misteriosa entità che aleggiava sul mondo del trading assumendo connotati diversi, dapprima era il misterioso ed affascinante mondo delle valute, trasformatosi però presto in una meta obbligata dai superstiti di altri settori, complici le allettanti offerte di diversi broker ed una massiccia campagna pubblicitaria a riguardo.

Cosa attirava le persone ad operare nel forex? Credo principalmente 2 fattori, l’accessibilità 24 ore al giorno e, soprattutto, la leva che veniva offerta.

Il fatto di poter operare a qualsiasi ora del giorno e della notte piace perché sembra potersi conciliare con il lavoro d’uffcio che ci “costringe” lontani dai monitor nelle ore centrali della giornata, peccato che anche molti mercati sembrano timbrare il cartellino e nelle ore serali si muovono di fatto troppo poco per dare spunti interessanti. Tralasciando però questo aspetto tocchiamo il tema più delicato legato al forex: la leva.

Figura 1: L’effetto leva

Per come viene presentato il trading online esso viene spesso considerato un’oasi felice dove non si fa che guadagnare soldi o, ancora peggio, come un’ancora di salvezza da una situazione economica difficile. Il forex grazie alla leva promette di far operare con pochi soldi muovendo però grossi capitali e, così facendo , di amplificare i guadagni o almeno questo è il messaggio percepito.

Nel mio lavoro vengo spesso contattato da persone disoccupate o comunque in difficoltà alla ricerca di una soluzione economica per il futuro, il pensiero comune è che ci sia una qualche formula segreta che permetta di non sbagliare o almeno di fare più guadagni che perdite. Dato per scontato questo la gente pensa che il passo successivo non sia altro che cercare di utilizzare tale meccanismo col maggior capitale possibile proprio per massimizzare i guadagni.

Ed ecco che entra in gioco la leva e i messaggi connessi: “con 1000 euro potete muoverne 100.000” (leva 100:1), “fate l’1% e raddoppierete il vostro conto…” e via dicendo.

Sono menzogne o verità? Tutto quello che viene detto è assolutamente vero, il problema riguarda quello che viene omesso o semplicemente “non detto”, se è vero infatti che la leva può amplificare i profitti è altrettanto vero che può amplificare anche le perdite e guadagnare il 100% è possibile così come perdere tutto. Molti broker promettono chiusure di posizioni per non perdere più di quanto a disposizione sul conto, e di solito le cose funzionano a dovere ma capitano anche casi in cui la situazione diventa di tale gravità da trovarsi indebitati nei confronti del broker. Un esempio è il movimento del Franco Svizzero nel gennaio 2015, chi si esponeva a leve estreme contanto sulla tenuta del livello 1,20 del cambio EURCHF si è trovato con conti in rosso alla rimozione da parte della Banca Nazionale Svizzera del floor a tale livello. Non tutti i broker si sono accollati le perdite superiori alla disponibilità sui vari conti ed alcuni hanno aperto contenziosi che durano ancora oggi.

Non trascuriamo nemmeno il blocco psicologico a cui probabilmente far fronte in caso di movimento contrario, il trader neofita, annebbiato dalle pubblicità di facili guadagni, osserverebbe probabilmente pietrificato il conto che si sgretola a fronte di un movimento dei prezzi contrario alle proprie aspettative.

Ci sono anche altri messaggi da parte dell’industria, più conservati, qualcosa del tipo “la leva, se usata in maniera intelligente, può amplificare i guadagni…”, resta da definire con chiarezza cosa sia questa “maniera intelligente” perché di fatto la frase dice tutto e niente ed è proprio il niente che preoccupa visto che si tratta dei nostri soldi.

Il Forex è brutto e cattivo insomma? E’ da evitare per i neofiti?

Quando qualcuno si rivolge a me e chiede consiglio su come affrontare i mercati con bassa capitalizzazione la mia risposta in genere è “pensa al Forex” (a dire il vero la mia prima risposta è sempre un consiglio sul cambiare rotta e dimenticare il trading ma questo non lo ascolta mai nessuno…), faccio parte dunque anche io della schiera di incauti che indirizzano ad operare con leve folli?

Sicuramente no anche perché il controllo del rischio è per me un punto di partenza imprescindibile e quindi quali vantaggi può trovare un trader non sovracapitalizzato nel Forex?

Il vero vantaggio pratico del Forex è la sua enorme scalabilità sia verso l’alto, grazie agli altissimi volumi di scambio, sia, soprattutto verso il basso. Se il lotto standard sul Forex è di 100.000 (non specifico la valuta in quanto dipende dalla coppia valutaria presa in esame) è però possibile operare con minilotti (da 10000 unità) o microlotti (1000) e questo permette di adeguare l’esposizione a quasi ogni tipo di capitale a disposizione.

Il poter limitare l’esposizione a valori tali ad tenere sotto controllo l’escursione in negativo della propria posizione permette di operare con le strategie scelte anche avendo a disposizione pochi soldi. Non serve la leva per amplificare ma la scalabilità per limitare, il vero segreto del poter rimanere sul mercato il più a lungo possibile è, banalmente, il poterci essera anche il giorno dopo, e questo è possibile solo se sul conto ci sono ancora soldi per operare.

Se quindi abbiamo una strategia che, per esempio, prevede uno stoploss di 50 pip su EURUSD che faremmo?

Se operassimo con un lotto pieno da 100.000 lo stop equivarrebbe ad una perdita di 500 USD, tale perdita è sostenibile? E’ da qui che si deve partire, ci dobbiamo chiedere quanto quella perdita impatti sul nostro conto.

Ipotizziamo allora di avere a disposizione 1000 USD (ragiono in dollari americani per avere una unità di misura comune alla valorizzazione dei trade su EURUSD), che potremmo fare? Considerata l’esposizione da 100.000 Euro non è detto che il broker ci permetta di aprire la posizione a lotto intero, dipende dalle regole di marginazione che impone, ma è proprio questo un errore comune da evitare, non dobbiamo partire dal calcolo di quanto possiamo investire ma di quanto potremmo perdere! Con un lotto pieno abbiamo visto che perderemmo 500 USD in caso di stop loss e questo costituirebbe il 50% del nostro conto! Qualcuno potrebbe obiettare che comunque ci rimarrebbe metà dei soldi e potremmo rifarci con le prossime operazioni, va da sé però che perdere il 50% con una operazione è una follia. Se qualcuno pensa di operare in questo modo non potrà dire di fare trading ma pure gioco d’azzardo, non che una scelta del genere sia sbagliata, semplicemente esula dal mondo del trading.

Quanto potremmo permetterci di perdere quindi? Questo è soggettivo e dipende da moltissimi fattori a partire dal profilo di rischio di ciascuno fino a prendere in considerazione il tipo e numero di strategie che si intendono usare. Una regola però di buon senso potrebbe indicare un primo limite di riferimento al 2%, “così poco?” esclamerà qualcuno ora, vi assicuro che tanto poco non è, le serie di operazioni negative sono sempre dietro l’angolo e quel 2% potrà facilmente portare a drawdown del 10-20 % senza nemmeno rendercene conto, il 2% non è un valore per fifoni insicuri delle proprie strategie, è un riferimento di buon senso che ovviamente andrà poi riconsiderato personalmente da ciascun operatore.


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Tornando però al nostro esempio cosa significherebbe? Il 2% di 1000 USD equivale a 20 USD e questo sarebbe il massimo che saremmo disposti a perdere in quella operazione, per far si che i 50 pip di stop non portino a perdite maggiori dovremo calcolare la “size” (si usa dire così) della posizione che ne consegue:

se 500 equivalgono a una size di 100.000 quale size per avere massimo 20?

20 : X = 500 : 100.000

Da cui:

500 * X = 20 * 100.000

E

X = 20*100.000/500 = 4.000

Ecco che la nostra posizione potrà essere aperta con 4 microlotti.

Se invece del Forex avessimo scelto il mercato dei future saremmo stati alle prese col future EuroFX, in questo caso i 50 pip sarebbero equivalsi a 625 USD e non avremmo avuto modo di rischiare di meno perché non avremmo potuto comprare una frazione di future, lo stesso vale per il microEuroFX, esso vale un decimo del fratellone maggiore e avrebbe portato a perdere 62,5 USD che sono sempre troppi per il capitale a nostra disposizione.

L’operatività sull’azionario permette anche, a dire il vero, una notevole scalabilità verso il basso ma la bassa esposizione viene spesso colpita da costi eccessivi di transazione, solo alcuni broker offrono basse commissioni permillari senza minimo mentre in generale esiste un costo fisso minimo per transazione e, di solito, tale costo è troppo alto per importi ridotti; differente è il caso sul Forex dove o si paga lo spread proporzionalmente quindi all’esposizione o si paga in aggiunta una commissione a sua volta proporzionale all’entità del lotto.

Una tabella riassuntiva può chiarire alcuni degli aspetti fondamentali di cui abbiamo parlato:

Tutto quanto sopra è indicato per chi, agli inizi, non vuole o non può dedicare capitali significativi al trading; ma una volta che si dispone di una capitalizzazione importante esistono ancora vantaggi ad operare sul Forex piuttosto che sui Future? Fermo lasciando l’elenco dei vantaggi e svantaggi e la propensione personale verso un mercato piuttosto che un altro esiste un aspetto, ancora legato alla maggiore scalabilità del Forex rispetto ai future, che potrebbe far preferire la scelta del primo.

Se consideriamo il calcolo della size mostrato sopra ribadiamo come questo risulti più complesso sui future in quanto non si possono utilizzare frazioni di tali contratti, proprio per questo motivo l’incremento della size al crescere del capitale risulta di fatto ritardato fino al raggiungimento del capitale necessario per passare da 1 a 2 contratti o, in generale, da un numero al successivo numero intero. Nel forex invece, grazie ai microlotti, è possibile accompagnare le successive esposizioni seguendo da vicino la crescita del capitale dedicato al trading.

In questo modo, utilizzando una strategia con aspettativa positiva, che quindi fa crescere nel tempo la nostra equity, avremo un maggiore vantaggio ad operare sul forex in quanto riusciremo ad applicare un dimensionamento più corretto alla nostra posizione.

Sul cambio EURUSD l’esposizione corrispondente ad un contratto EuroFX è pari a 125.000 unità, si comprende subito che sul future si utilizzerà un contratto finché il capitale non ci consenta di adoperarne 2 mentre sul Forex il passaggio da 125.000 a 250.000 (equivalente di 2 contratti EuroFX) potrà essere molto più graduale ad incrementi di 1000.

Per comprendere numericamento questo esempio possiamo mostrare un esempio numerico dove, per una stessa serie di operazioni, si è deciso di lavorare o sul cambio EURUSD o sul future EuroFX, calcolando di volta in volta il numero di contratti come mostrato precedentemente in questo articolo.

Nella figura 2 si mostra l’andamento delle Equity Line derivanti e come, la maggior scalabilità sul Forex, abbia permesso di raggiungere un risultato finale maggiore.


Figura 2: andamento dei profitti utilizzando il cambio EURUSD o il future EuroFX


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Categorie: Trading Systems

Andrea Unger

Noto per essere l'unico 4 volte campione del mondo di Trading (2008, 2009, 2010 e 2012), Andrea Unger è trader professionista dal 2001 e membro onorario di SIAT (Società Italiana Analisi Tecnica). Autore apprezzato, è spesso ospite di convegni in Europa, Stati Uniti e Asia.

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